Eppure, prima sedersi sulla poltrona di governo, la pensava in modo ben diverso. Il 1° marzo 2018 twittava sicuro: “Nel primo Consiglio dei Ministri del Governo Salvini cancelleremo 7 ACCISE sulla benzina ,del resto, non è l’unico a soffrire di amnesia una volta arrivato al potere. Basta ricordare il celebre video del 2019, diventato virale, che mostrava Giorgia Meloni in piedi davanti a una pompa di benzina a denunciare che su 50 euro di carburante ben 35 finivano allo Stato tra accise e IVA, definendo la tassazione uno scandalo inaccettabile. Un copione replicato puntualmente nella campagna elettorale del 2022, quando l’eliminazione progressiva e il taglio delle accise figuravano tra gli impegni centrali dei programmi per difendere famiglie e imprese.
Il classico “effetto Pinocchio” della politica: sbandierare cartelloni con le accise storiche (dalla guerra d’Etiopia al Vajont) dai banchi dell’opposizione promettendo di cancellarle tutte, salvo poi scoprire la “comodità” di mantenerle intatte una volta arrivati al governo. La realtà è nuda e cruda: le accise sui carburanti sono un bancomat fiscale strutturale a cui nessun esecutivo può rinunciare senza trovare coperture alternative miliardarie. Cambiano i governi e le facce, ma il copione dei tagli mai fatti resta identico. Benzina: dove vanno a finire i tuoi soldi (dati MIMIT)
Prezzo medio nazionale della benzina in modalità self-service: 2,154 euro al litro.
Facendo il calcolo esatto sui dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ecco quanto si prende lo Stato per ogni singolo litro:
Accisa fissa: 0,728 euro
IVA (22%): 0,388 euro (calcolata anche sull’accisa, la classica tassa sulla tassa)
Incasso totale dello Stato: 1,116 euro al litro
Significa che il 51,8% di quello che paghi alla pompa finisce direttamente nelle casse pubbliche. Il restante 48,2% (circa 1,038 euro) serve a coprire il valore del petrolio, la raffinazione, la logistica e il guadagno del benzinaio.
Quando i ministri ripetono che i prezzi non dipendono dal governo, i numeri raccontano un’altra storia.


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